Distorted world
Correva l’anno 2016 quando, da una visita fatta quasi per caso, scoprii di essere ipermetrope. L’oculista, pacifico e sereno, mi comunicò con la tranquillità di chi è abituato a dare questa notizia, che da quel momento avrei dovuto portare ogni giorno gli occhiali.
E oggi so che in quel preciso istante, per me tutto cambiò. Il primo paio di occhiali che indossai aveva la montatura rivestita in pelle rossa, il modello mi piaceva molto e quindi averli addosso quasi mi gratificava. Col passare del tempo, ne acquistai un secondo paio con lenti sottoposte a un trattamento speciale, da utilizzare solo durante le ore al computer.
Piano piano presi coscienza del fatto che indossare gli occhiali mi facesse vedere il mondo come attraverso un filtro: la montatura infatti crea una cornice che copre una parte della vista, il peso si fa sentire sul setto nasale, le lenti mettono a fuoco al posto tuo. Per non parlare del fatto che, se non si prende la buona abitudine di pulirli tutte le mattine, gli aloni che si formano sulle lenti rendono sfocata parte della visuale costringendoti a sollecitare di più l’occhio che, come un automatismo, cerca di mettere a fuoco il tutto. Tutto questo mi ha fatto arrivare alla conclusione che una cosa semplice e comune come l’indossare gli occhiali, ha alterato la mia percezione della realtà, facendomi vedere un mondo distorto.
Distorted world è quindi un progetto fotografico nato dalla voglia di trasmettere e condividere questo concetto: siamo un mondo che sempre più frequentemente ( e sempre più in giovane età) indossa occhiali per correggere un difetto della vista. Ma questa correzione è in realtà un’illusione, e siamo destinati a credere di vedere in maniera “normale” un mondo che in realtà è del tutto distorto.
Esposto durante il festival Grenze – Arsenali fotografici, Verona 2020.